Bormio: Geografia e clima

La conca di Bormio è ampia e luminosa; scavata nei secoli dai ghiacciai e dai corsi d’acqua e in parte colmata dalle alluvioni, è circondata da monti che verso nord formano una barriera di calcare e dolomia la cui cima principale è la Reit (3075 mt.). Vi confluiscono tre valli: la Valdidentro, la Valdisotto e la Valfurva. La Valdidentro, bagnata dal torrente viola, si apre a occidente e si divide dopo Semogo in due rami: la Val Viola e la Valle di Foscagno che porta al Passo omonimo. Da Trepalle, attraverso il Passo Eira, si scende nella valle di Livigno, bagnata dallo Spol.

 

Diga di San Giacomo

 

La valle dell’Adda confluisce nella conca di Bormio da nord, percorrendo, nell’ultimo tratto, una gola stretta e profonda, scavata nei banchi di dolomia. Più sopra si divide in due rami: quello sorgentizio dell’Adda e quello del Braulio. Il primo nasce in Val Alpisella per immettersi, poi, nella Valle di Fraele, sommersa ora da due laghi artificiali; il secondo, selvaggio e pittoresco all’inizio con incombenti pareti dolomitiche, si fa poi più aperto tra micascisti e lenti di gneiss, sino al Passo dello Stelvio, dominato dalla mole dell’Ortles. A oriente di Bormio si apre la Valfurva, ricca di boschi e di acque. A Santa Caterina Valfurva confluisce da sud la valle del Gavia, mentre a oriente appare il grandioso anfiteatro di vette, tutte oltre i 3500 metri, che dal Tresero al Cevedale racchiude il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane. A sud di Bormio la Valdisotto, uno stretto corridoio percorso dall’Adda, mette in comunicazione la conca di Bormio con la Valtellina, con il lago di Como e con la pianura padana.

 

Passeggiando in alta Valtellina

 

La regione gode di un clima particolarmente favorevole, nonostante l’altitudine e la collocazione a settentrione che in alcune zone è già transalpina. Si può evidenziare anzitutto la secchezza eccezionale dell’aria e la sua trasparenza. Prolungata è l’esposizione al sole. Le giornate con cielo coperto sono scarse: a Bormio, mediamente, 63 all’anno. La temperatura massima difficilmente supera i 28°, quella minima i -14°. Le precipitazioni sono mediamente di 730 mm. annui; il regime delle piogge è di tipo continentale, caratteristico della zona interna delle Alpi. Le precipitazioni nevose sono abbondanti; la particolare esposizione a nord di alcuni versanti delle zone sciistiche assicura la permanenza del manto nevoso sino a primavera inoltrata.

Dormire a Bormio: Alberghi ed hotels

Bormio-alta Valtellina: Passeggiate-escursioni per famiglie con bambini

Bormio: In Val dei Vitelli

La valle dei Vitelli è conosciuta soprattutto in primavera, per la bella discesa con gli sci che offre agli appassionati quando viene aperta la S.S. dello Stelvio. Ma non tutti sanno che d’estate presenta delle caratteristiche e degli scorci che la rendono molto invitante e senz’altro da prendere in considerazione come meta per una passeggiata. L’ambiente è tipicamente calcareo e molto selvaggio, anche se aperto. Le morene che i ghiacciai hanno depositato nel corso dei secoli, soprattutto quelli posti sul versante della cresta di Reit, sono imponenti. Assieme alla Val Zebrù, che è situata immediatamente a sud, è il regno degli stambecchi e dei camosci. La passeggiata è facile e le quote non sono elevate.

Sul versante di Spondalunga della strada dello Stelvio, al tornante precedente la II Cantoniera, si distacca il sentiero che porta in valle dei Vitelli. Esso si sviluppa in un ambiente molto bello, dominato a nord dalle creste calcaree del Filon del Mot. Dopo circa un chilometro si supera un facile gradino roccioso e poi, su pascoli alpini d’alta quota e sempre mantenendosi sulla sinistra salendo, si raggiunge il laghetto detto Mot, posto a 2450 metri di quota e dominante l’intera valle dei Vitelli.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 200 metri – Quota di partenza: 2200 metri
Tempo: ore 2 – 2.30

 

Bormio: Ai laghi dello Scorluzzo

Questa piccola zona di montagna è stata teatro, nel 1915-1918, di intense battaglie, anche alla baionetta, tra gli alpini e i Kaiserjeger austriaci. Soprattutto all’inizio del conflitto, i combattimenti furono molto duri, con perdite di vite umane da entrambe le parti. La cima dello Scorluzzo rimase per tutta la guerra in mano agli austriaci, mentre gli alpini si attestarono a poche centinaia di metri sul Filon del Mot, che è quella teoria di creste che separa il Piano dello Scorluzzo dalla valle dei Vitelli. Oggi, su tutte queste montagne, ancora resistono al tempo ed alle intemperie i resti dei baraccamenti e delle trincee che quegli uomini costruirono e che vogliono, e devono, farci riflettere.

Giunti sulla piana della III Cantoniera dello Stelvio, sul lato opposto della montagna, appare evidente la strada costruita dagli alpini nella Grande Guerra, che porta all’ampia conca ove sono situati i laghetti dello Scorluzzo. Attraversato un ponticello sul torrente Braulio, la strada, ancora in ottimo stato, risale la costa con dolci tornanti sino ad arrivare al Piano di Scorluzzo ed all’alpeggio. Sul lato destro della conca (sinistra salendo) vi sono i laghetti, dominati da quella cresta rocciosa chiamata Le Rese.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 300 metri – Quota di partenza: 2300 metri
Tempo: ore 3 – 3.30

 

Bormio: Dalla III Cantoniera a Forcola

La conca che si trova al di sopra della III Cantoniera dello Stelvio è molto ampia e la sua spaziosità non si riesce ad intuire completamente, percorrendo la S.S. 38. Solo raggiunta la IV Cantoniera si può vederne la grandiosità. La conca è molto soleggiata, trovandosi su di un versante completamente a meridione. Dalla Bocchetta di Forcola si può ammirare l’inusuale panorama sulla Val Forcola e sulla zona di Cancano.

Dalla chiesetta di S. Raineri, situata alla III Cantoniera dello Stelvio, si risale il soprastante versante della montagna andando a raggiungere in breve la stradina militare che porta, con dolci tornanti, ad un’ampia conca, anche denominata Pian de li Magenecia (Magena, in dialetto locale, significa pietraia). Il percorso, superati alcuni dossi e mantenendosi sempre sulla sinistra della conca, si porta con traversata non troppo faticosa alla bocchetta di Forcola,

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Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 450 metri – Quota di partenza: 2300 metri
Tempo: ore 4.30 – 5

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Bormio: La Valle del Braulio

Questa selvaggia e dirupata valle ha assunto nel tempo, ed ha tuttora, un'importanza notevole nel contesto sia storico che economico dell' alta Valtellina. Già una delle più antiche guide geografiche delle Alpi, la “Rhaetia” di G. Guler Von Weineck risalente al 1616, è citato il gruppo di montagne che la sovrastano. Secondo detto progenitore dei moderni geografi: “Questo gruppo di monti, a cagione delle ombre che proietta, fu denominato dagli antichi Umbrail; ma gli italiani più tardi, per ignoranza lo chiamarono abusivamente Monte Braulio, così come i Latini l’avevano trasformato in Mons Brailius”. Sull’origine del nome Braulio vi sono però altre, più accreditate, ipotesi: sembra che esso derivi dagli antichi Umbri (da cui Umbrail), che prima dello stanziamento degli Etruschi estesero il loro dominio sino alla Pianura Padana ed alla catena alpina centrale.

Fin verso la fine del 1700 la via di comunicazione più breve per portarsi verso la Germania era costituita dalla storica “Via Maestra dell’Ombraglio” che da Bormio, attraverso Boscopiano, la Val forcola e l’attuale Passo di Santa Maria, raggiungeva la Val Monastero, alternativa più veloce, e da non farsi con mezzi ingombranti, alla “Via Imperiale d’Alemagna”, che percorreva invece la Val Mora. Questa “Via dell’Ombraglio” è citata in numerosi documenti che ricordano il passaggio, per essa, di merci, eserciti e personaggi celebri quando ancora non era praticato il sentiero per il valico dello Stelvio lungo la selvaggia valle del Braulio, a causa del pericolo di frane e valanghe. Questo difficile sentiero fu, nel secolo XVII, a più riprese percorso durante le guerre di Valtellina per il trasporto di armi e truppe da, e per, la Germania.

Con l’avvento del Regno Italico e con gli strettissimi rapporti di questo con la Baviera fu offerta (1812) ai Grigioni la Valle di Livigno in cambio della Val Muranza, per poter trasformare in rotabile la “Via Maestra dell’Ombraglio”. Gli Svizzeri non solo rifiutarono, ma praticamente bloccarono anche i traffici della mulattiera al Passo di Santa Maria. Bisognava affrontare e completare il difficile percorso della Val del Braulio. Nel 1820 venne dato l’incarico all’Ing. Carlo Donegani, che in soli cinque anni portò a termine quella che ancor oggi è considerata, più che una semplice strada, un’opera d’arte e di ardimento, fino al 1859 tenuta addirittura aperta anche d’inverno.

Ma la Val del Braulio è famosa non solo per queste vicende storiche legate al territorio. I suoi pascoli alpini sono ricchissimi delle più svariate varietà di fiori e profumatissime erbe, anche medicinali. Questi luoghi sono spesso citati dai manuali di botanica per le innumerevoli specie e per la sopravvivenza di piante rare, altrove quasi scomparse, che crescono su di un substrato roccioso molto eterogeneo e variante, con forme geologicamente eleganti, da chimicamente basico ad acido. Dalle erbe di questi pascoli e del Monte Braulio in particolare nacque nel 1875 un prodotto naturale che ha contribuito ad accrescere la fama della Valle del Braulio, e che da sempre è orgoglio dell’economia bormina: l’Amaro Braulio,

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Il Passo dello Stelvio

Una strada, tutta a tornanti porta da 1225 metri di Bormio, al verde della Valle del Braulio, fino alle bianche nevi dei 2758 metri del Passo Stelvio. Il Passo dello Stelvio segna il confine tra la Lombardia e l’Alto Adige con i suoi 2758 metri di altitudine è una delle strade più alte d’Europa. Da Bormio 36 tornanti e 4 gallerie permettono di superare gli oltre 1500 metri di dislivello lungo la spettacolare strada panoramica, che in 21,7 chilometri permette di risalire la Valle del Braulio. Una valle che si presenta all’inizio particolarmente chiusa, stretta e con diversi burroni che si fa più ampia dopo aver superato la II cantoniera dove si aprono ampi pascoli.

Al Passo Stelvio, dove da maggio ad ottobre sull’omonimo ghiacciaio è possibile effettuare lo sci estivo, si apre un panorama meraviglioso verso l’intero gruppo dell’Ortles-Cevedale. In particolare dal Passo si possono ammirare il Monte Cristallo (3434 mt.), la Cima Tuckett (3462 mt.), il gruppo del Madaccio (3428 mt.), la Cima di Trafoi (3565 mt.), la Punta Thurwieser (3652 mt.), il Monte Zebrù (3740 mt.) e l’Ortles (3905 mt.).

Una magnifica catena di cime da cui scendono numerosi e spettacolari ghiacciai che regalano uno scenario davvero grandioso, senza dubbio uno dei più belli di tutta la catena alpina. Al passo sono presenti numerosi bar, ristoranti e alberghi, il museo storico dedicato a Carlo Donegani, l’ingegnere progettista della Strada Imperiale dello Stelvio. Al passo si trova anche la sede della Banca Popolare di Sondrio. Caratteristici sono i numerosi chioschi che vendono ricordi e souvenir del passo.

La strada dello Stelvio venne inaugurata nel 1824; il primo albergo al passo venne costruito nel 1823. L’albergo bruciò completamente nel 1848. Un nuovo e più accogliente hotel venne costruito nuovamente soltanto tra il 1897 ed il 1899. Si trattava dell’hotel “Ferdinandshohe”; Verso il 1905 venne costruito l’hotel “Dreisprachenspitze”, in vetta alla Cima Garibaldi. Tutti e due gli alberghi furono distrutti nella Prima Guerra Mondiale. Il Passo Stelvio e tutte le cime dell’Ortles-Cevedale furono infatti teatro di aspre battaglie fra gli austriaci e gli italiani. Furono comunque gli austriaci che negli anni antecedenti la guerra fortificarono ulteriormente tutta la zona attorno al passo.

Gli austriaci conquistarono l’Ortles, il Gran Zebrù e la Cima Trafoi. Vennero realizzate gallerie nel ghiaccio lunge anche qualche chilometro. Ancora oggi non distante dal Rifugio Garibaldi (2843 mt.)

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Bormio-Alta Valtellina: Passeggiate - escursioni per famiglie con bambini

Valfurva: Da San Gottardo a Pradaccio

Tutti conoscono la Val Zebrù, tutti vanno in Val Zebrù, che è sicuramente una delle più belle valli del Parco Nazionale dello Stelvio. Ma pochi sono a conoscenza del fatto che allo sbocco della Val Zebrù c’è una stupenda maggese, Pradaccio, dove si trovano due bei gruppi di baite, molti taulà (fienili) oltre che baite singole. Questo è un posto molto rilassante, tranquillo, ove di notte vengono a brucare l’erba i caprioli ed i cervi. Forse méta meno ambita della Val Zebrù, ma comunque molto bella. Perchè non andarci una volta?

San Gottardo è una piccola frazione della Valfurva che si raggiunge dalla S.S. 300 prendendo la prima strada a sinistra (proveniendo da Bormio) appena superato il ponte sul torrente Zebrù, a San Antonio. Una stradicciola bianca si diparte proprio in fondo al paesino e sale tra i prati, superando anche un paio di tornanti. Si toccano alcune baite e fienili sino a raggiungere, tra accenni di bosco di larici ed abeti, il maggese di Pradecc, posto sulla sinistra dello sbocco della Val Zebrù e che presenta in particolare due gruppi di baite caratteristici. La zona è molto piacevole, con bei prati e pascoli e con un arioso panorama sul bormiese.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 340 metri – Quota di partenza: 1400 metri
Tempo: ore 1.30 – 2

 

Valfurva: La passeggiata in Val Zebrù

Narra la leggenda che intorno al 1150 il conte Johannes Zebrusius, feudatario della Gera d’Adda, rifiutato in amore dalla figlia di un castellano del Lario partì per una crociata in Terra Santa. Tornato dopo quattro anni seppe che la bella Armelinda era già convolata a nozze con altri. Vinto dal dolore, Zebrusius si ritirò nell’aspra solitudine di questa vallata alpina ove visse trent’anni ed un giorno. Il prode cavaliere, sentendosi avvicinare l’ora della morte, si adagiò sul fondo della tomba di pietra che si era costruito e fece scattare il macchinoso congegno che calò sopra di lui l’enorme e bianca pietra sepolcrale con inciso il suo nome.

Dal parcheggio di Niblogo, sopra Madonna dei Monti, oppure da quello sovrastante delle Fantelle, si giunge alla località detta Le Tre Croci, perchè un tempo vi erano tre croci (delle quali ne è rimasta solo una). La strada continua facile ed evidente, attraversa il torrente dello Zebrù portandosi sulla destra della vallata per un lungo tratto per poi arrivare, sulla sinistra della Val Zebrù, alle Baite di Campo. Qui vi è l’azienda agrituristica La Baita, che offre genuini e tipici prodotti fatti in casa, e più avanti il Rifugio Campo. Proseguendo ancora si arriva alla Baita Pastori.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 300 metri – Quota di partenza: 1600 metri
Tempo: ore 4 – 4.30

 

Valfurva: Quattro passi in alta Val Zebrù

Le particolarità naturalistiche e paesaggistiche dell’alta Val Zebrù sono impareggiabili, ma la maggior parte delle persone conosce solamente la parte bassa della valle, anch’essa certamente molto bella. Soprattutto in una limpida giornata, l’osservare il ghiacciaio della Miniera che discende da quel colosso montuoso che è il Gran Zebrù tra le rocce di colore differente della Cima Miniera e della Cima delle Pale Rosse è cosa unica sicuramente. La zona è molto ricca mineralogicamente e la fauna, soprattutto il timido camoscio, vi trova il suo habitat naturale.

Dalla Baita Pastori (2168 mt.), ove conviene farsi portare con un automezzo fuoristrada, si diparte in direzione est un sentiero che porta in alta Val Zebrù, verso l’omonimo Passo sito a 3000 metri di quota. Il tracciato è abbastanza agevole ed è inserito in una stupenda zona alpina di alti pascoli. Per godere appieno delle bellezze naturalistiche di questi luoghi si consiglia di portarsi almeno fin verso il centro della testata della valle, intorno ai 2700 metri di quota, laddove si trova la evidente morena glaciale formata dal ghiacciaio della Miniera (in questo modo si sono superati circa 500 metri di dislivello).

Difficoltà: moderatamente impegnativa
Dislivello: 500 metri – Quota di partenza: 2170 metri
Tempo: ore 4 – 5

 

Valfurva: La strada dell’Ables e Solaz

La gita si svolge quasi interamente sulla bella strada militare dell’Ables, che si snoda sul versante solatio della Reit. Nelle parti più alte raggiunge i panoramici pascoli di Solaz.

Generalmente si percorre questo itinerario partendo dal parcheggio del Parco Nazionale che si trova appena dopo Canareglia. Per raggiungere questa frazione occorre superare Madonna dei Monti. Al primo tornante, ove c’è un bar, si stacca sulla sinistra una strada che arriva al piccolo parcheggio. Da lì una stradicciola sterrata giunge in breve ai tranquilli prati di Ortagio, ove si trovano due baite in muratura. La strada militare continua, con pendenza omogenea, in un bel bosco di larici sino a raggiungere i pascoli circostanti Plazanech. L’ampio vallone a cui si giunge, tra una vegetazione di pini mughi con roccioni filladici affioranti, è detto Val da li Fontana. Superatolo, ad un tornante su di un alto muro a secco si diparte, sulla destra, un ripido sentiero che porta, senza potersi sbagliare, ai pascoli di Solaz da Frio e, continuando, ai bellissimi pascoli di Solaz d’Inzù, terrazzo incredibile sulla Val Zebrù.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 430 metri – Quota di partenza: 1700 metri
Tempo: ore 2.30 – 3

 

Bormio: La Pedemontana della Reit

La Pedemontana della Reit è una passeggiata molto nota e frequentata in tutte le stagioni, anche dalla gente del posto. Si tratta di un bellissimo percorso tra i larici, molto arioso sull’abitato di Bormio. In agosto è molto caldo ed assolato, essendo su un versante quasi completamente a sud. In autunno il camminare su quei tappeti gialli formati dagli aghi dei larici caduti è una cosa incantevole, ed un’esperienza unica anche per i bambini.

Sulla strada dello Stelvio, ad una curva poco prima della corta galleria dei Bagni Vecchi di Bormio, si trova sulla destra un piccolo parcheggio. Da lì si diparte la Pedemontana della Reit, bella strada forestale che offre spunti panoramici su Bormio veramente notevoli. Subito si incontra il Rifugio chiuso di Pravasivo, del Parco Nazionale dello Stelvio. La stradetta prosegue molto facile attraverso mughi e larici, passa la valle di Campello e, superato un breve tratto un po’ ripido, si affaccia sulla Valfurva. Presto si arriva ad ampi pascoli, ove si trovano delle panchine ed un’area pic-nic. Volendo continuare si raggiunge un tratto con discesa molto ripida che porta a congiungersi con il percorso che sale da Uzza (Valfurva) attraverso Premesan e che porta alla casina della Val d’Uzza.

Difficoltà: facile
Dislivello: 120 metri – Quota di partenza: 1420 metri
Tempo: ore 1.30 – 2

 

Bormio: La passeggiata di Boscopiano

Una classica e piacevole passeggiata, quella ai prati di Boscopiano, immersa nella severità della natura. La confluenza della Val del Braulio con quella di Fraele, con le contorte pareti rocciose del Monte Scale lì di fronte, è un punto particolarmente importante per la geologia dell’alta Valtellina.

Salendo lungo la strada statale dello Stelvio, superata la corta galleria dei Bagni Vecchi di Bormio ed appena prima di entrare nella Valle del Braulio, sulla sinistra si incontra su un rettilineo la stradina che scende a Boscopiano. Siamo nelle incontaminate forre della valle di Fraele, nel punto dove l’adda incontra il suo primo affluente serio: il fragoroso torrente Braulio. Dopo poche decine di metri si trova un piccolo posteggio. La stradina continua tra i mughi e

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Difficoltà: facile
Dislivello: 50 metri – Quota di partenza: 1550 metri
Tempo: ore 1 – 1.30

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Bormio-Alta Valtellina: Passeggiate, escursioni per famiglie con bambini

Sondalo: Passeggiata in Val di Rezzalo

La Valle di Rezzalo presenta caratteristiche e particolarità che la rendono unica nel suo genere. Completamente inserita nel Parco Nazionale dello Stelvio, essa è un raro esempio di valle alpina ove l’uomo ha apportato interventi, anche i più recenti rifacimenti o ristrutturazioni di baite, che hanno rispettato il ricco patrimonio naturalistico e paesaggistico presente.

A Le Prese, tra Sondalo e Bormio, si devia per Frontale-Fumero. Al termine della strada (parcheggio) si risale la Val de Rezzel lungo una mulattiera militare della Prima Guerra Mondiale. Costeggiando in destra idrografica il torrente Rezzalasco, oltrepassate caratteristiche baite, il bosco d’abete lascia il posto al larice e si apre l’ampia piana di S. Bernardo, con l’omonima chiesetta seicentesca, antiche baite in legno ed alpeggi. Attraversato il torrente al Pont del Merlo, si può risalire il versante del Sascel con lunghi tornanti fra rododendri ed ontani selvatici, raggiungendo in una vasta piana le baite in pietrame a secco di Clef e, volendo, raggiungere il Pas de l’Alp a 2463 metri di quota.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 350 metri – Quota di partenza: 1600 metri
Tempo: ore 3.30 – 4

 

Valdisotto: Dal Forte di Oga alla Sposina

Il forte Venini, dedicato al Capitano valtellinese Venini medaglia d’oro, anche noto come forte Dossaccio, fu realizzato tra il 1908 ed il 1912 pensando ad eventuali conflitti con la vicina Austria. La sua costruzione, con il passaggio dei pesanti materiali e delle strutture e delle componenti militari della fortificazione, arrecò non pochi danni alla popolazione di Oga. Nel 1909, quindi, si costruì anche la strada militare per Oga, che sostituì una vecchia mulattiera ancora esistente.

Dal Forte di Oga, in località Dossaccio, si diparte una bella strada sterrata, anch’essa di origini militari, che sale verso la montagna. L’escursione è molto piacevole e facile, anche come pendenze, e si sviluppa in un bosco non troppo fitto. L’abete, predominante nella parte bassa, man mano che si sale di quota lascia il posto al larice ed al pino cembro. Gli scorci sulla conca di Bormio sono, a tratti, veramente notevoli. Verso i duemila metri si giunge in località Sposina, bassa e alta, ove vi sono baite magnificamente ristrutturate. Volendo continuare, con altri duecento metri di dislivello che si sviluppano con pendenze non elevate, si arriva all’alpeggio del Masucco, sito ai bordi di una vasta piana paludosa.

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 325 metri – Quota di partenza: 1700 metri
Tempo: ore 3 – 3.30

 

 Valfurva: Dal Gavia al Baitin da Li Corona

Questa è l’antica strada che veniva utilizzata dai mercanti veneziani; il percorso venne abbandonato dopo la Grande Guerra quando si incominciò ad utilizzare la strada che da Santa Caterina Valfurva portava al Passo del Gavia, pressochè corrispondente all’attuale S.S.300, costruita dagli alpini.

Dal Rifugio Berni al Passo del Gavia ci si porta, al di là del torrente, al vecchio rifugio Gavia. Da lì si diparte un sentiero in direzione nord che subito va in leggera discesa e dopo poche centinaia di metri incontra e supera il famoso Pont da Preda (Ponte di pietra), arco naturale di pietra che permette il superamento dell’impetuoso Rin da Dosegù. Da qui il sentiero prosegue sempre in leggera discesa. Poco prima di arrivare al Baitin da li Corona esso incrocia il torrente che scende dal Monte Tresero e che forma, lì, una stupenda cascatella. Il passaggio non è sempre dei più agevoli, ma è comunque sempre superabile. Raggiunto il Baitin da li Corona si può continuare per un’altra ora di cammino sino a raggiungere il Pian delle Marmotte ed il panoramico Dosso Tresero (altri 100 metri di dislivello).

Difficoltà: poco impegnativa
Dislivello: 120 metri – Quota di partenza: 1520 metri
Tempo: ore 2.30 – 3 

 

Valfurva: Passeggiata del Ponte Dei Sospiri

Un’altra passeggiata classica di Santa Caterina Valfurva, che si sviluppa su di un percorso completamente in piano. Su di essa si possono incontrare nonni con la bicicletta o anche mamme con il passeggino. Si svolge nel bellissimo bosco di Curnogna e l’aria è talmente tersa e ricca di ossigeno che quasi fanno male i polmoni, a respirarla. Agli inizi del secolo quest’area boschiva fu quasi completamente rasa al suolo da un’imponente tromba d’aria, ma ora è completamente rimboschita.

Dall’incrocio in Santa Caterina con la S.S.300 si segue la via Vedich che sale sulla destra, dapprima molto ripida, verso ovest. Al primo bivio si prosegue a sinistra sulla strada sterrata. In poco tempo e senza particolari difficoltà si giunge al Ponte dei Sospiri sul torrente Sclaneira, per questo detto anche Pont da Sclaneira. a valle di esso il torrente fa delle belle cascatelle. Subito oltre il ponte sale, ripido, il sentiero che conduce al maggese di Sclaneira, ma noi continueremo lungo la piana stradetta sino ad arrivare, dopo un paio di chilometri, ad affacciarci sulla valle di Sobretta, percorsa dall’omonimo Rin dalle acque spumeggianti. Da qui si può oltrepassare la valle e risalire in breve alle prime baite.

Difficoltà: facile
Dislivello: 20 metri – Quota di partenza: 1800 metri
Tempo: ore 1.30 - 2

 

Valfurva: La passeggiata dei tre ponti

Questa è una delle passeggiate più note e frequentate dai turisti che soggiornano a Santa Caterina Valfurva. Si tratta di una passeggiata molto rilassante e si può fare a qualsiasi ora del giorno. Il ponticello che si supera presso la ex centrale in fondo alla piana di Magliaga è detto Pont dal Ghesc perchè attraversa il torrente Gaviasco, anticamente chiamato appunto Rin dal Ghesc. Il significato di Magliaga è da ricordare: esso sta per il già citato “magliavaca”, letteralmente “mangia vacca”, a memoria della pericolosità dei terreni paludosi ad est dell’abitato, come attesta una diffusa tradizione orale.

Dal ponte in centro a Santa Caterina Valfurva si va verso lo ski-stadium e quindi si continua sino a percorrere tutta la via Magliaga. L’itinerario prosegue sino ad attraversare il ponte sul torrente che scende dalla valle del Gavia. Da qui si segue per una parte quella che d’inverno è la pista da fondo. Dopo alcune decine di metri dal ponte si passa a fianco ad un cavalcavia e poco dopo si giunge ad un bivio. Qui occorre proseguire diritti ignorando la discesa che si trova sulla sinistra. Si continua sino al ponte di Luseda, si attraversa il Frodolfo e lungo la strada dei Forni si ritorna a Santa Caterina Valfurva.

Difficoltà: facile
Dislivello: 30 metri – Quota di partenza: 1760 metri
Tempo: ore 1 – 1.30

 

Valfurva: Il giro dei tre Rifugi

Nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio ed al cospetto delle più belle vette che danno luogo alle famose 13 Cime, dal Tresero al Cevedale, questo itinerario tocca tre importanti Rifugi della zona. Si tratta di una gita molto remunerativa, per la grandiosità dei panorami alpini e per gli inaspettati incontri di flora e fauna che si possono fare, ma per percorrerlo integralmente occorre buon allenamento.

Dal posteggio del Rifugio Forni, struttura ottocentesca magnificamente ristrutturata, si imbocca la stradina (all’inizio completamente in piano) che porta ai 2487 metri del Rifugio Branca. Da quest’ultimo un sentiero ritorna verso la Val Cedè e, mantenendosi in quota, passa alto sulla malga dei Forni e sul Pont da la Girela, arrivando quasi a metà valle ad oltrepassare il Rin da Cedè, per poi ricongiungersi alla strada che porta al Rifugio Pizzini. Da qui

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Dislivello: 500 metri
Tempo: ore 5 – 5.30

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Sci alpinistico: Traversata Monte Vioz – Monte Cevedale

Ecco l’ultimo dei tratti di cresta che, unito agli itinerari descritti in precedenza (traversata Tresero-San Matteo e traversata Punta Cadini-Cima Vioz) formano la ormai celebre traversata che, mai abbassandosi sotto ai 3000 metri di quota, unisce ben tredici delle più famose vette dell’alta Valtellina. Il primo percorso per cresta dal Tresero al Cevedale fu compiuto dalla comitiva Friedmann, Von Krafft e Christomannos, coi Portatori Compagnoni e Buchsner, il 9 agosto del 1893. Negli anni storici, ma ancora adesso, questa classica fu particolarmente frequentata da alpinisti stranieri, Inglesi e Tedeschi, ma perfino Olandesi, da quanto risultava sui libri di Rifugio delle Capanne Bernasconi e Casati. La traversata delle Tredici Cime è fattibile in entrambi i sensi e generalmente si usa percorrere questa lunga cavalcata in due giorni, utilizzando come posto tappa intermedio il Rifugio Mantova al Vioz. Con buone condizioni della neve e di allenamento è pure possibile effettuarla in un sol giorno, tenendo presente che l’intero percorso richiede, dal Rifugio Berni al Casati, dalle 15 alle 20 ore di marcia.

 

Nei periodi estivi di maggior affollamento è conveniente non programmare il pernottamento nei Bivacchi Seveso, Meneghello e Colombo, per non rischiare di bivaccare all’addiaccio. Svolgendosi il percorso attraverso un lungo arco di cresta, di circa 17 km. di sviluppo, e dovendosi superare numerosi dislivelli, richiede logicamente una certa preparazione fisica. D’altro canto è proprio questo continuo salire e scendere da una vetta all’altra, l’una sempre diversa dall’altra, ora per un pendio ghiacciato, ora per un’aerea crestina, oppure per balze rocciose o più semplicemente per tranquilli declivi, che rende attraente e piacevole la traversata stessa. E non è solo la parte alpinistica che fa delle 13 cime uno splendido itinerario, ma anche il grandioso scenario e le vedute che si susseguono: i contrasti di luci e di ombre sulle tormentate vedrette del bacino dei Forni, le verdi e riposanti vallate alpine sottostanti e le sensazioni di irragiungibilità che danno le più lontane e sconosciute catene montuose. La traversata dal Vioz al Cevedale non presenta difficoltà alpinistiche particolari ed è, rispetto ai due itinerari precedenti, il percorso più frequentato, soprattutto dalle comitive che provengono dal Rifugio Mantova.

Itinerario traversata Monte Vioz – Monte Cevedale:

Dal Rifugio Mantova (3535 mt.) si raggiunge in breve la vetta del Vioz (3645 mt.), dalla quale una lenta e dolce discesa conduce, verso settentrione, al Passo della Vedretta Rossa (3405 mt.). Da qui si risale la rocciosa cresta sud-ovest del Palon da la Mare (3703 mt.), facile ed ormai segnata da un evidente sentiero, sino a toccarne la vetta. Un altrettanto facile discesa su ghiacciaio conduce al Col de la Mare (3442 mt.), poco sopra del quale è ubicato il Bivacco Colombo (3485 mt.). La traversata della biforcuta Cima del M. Rosole (3536 mt.) è divertente e conduce all’omonimo Passo (3502 mt.) dal quale

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Difficoltà: poco difficile
Dislivello: 750 metri
Tempo: ore 4 – 5

 

Tratto dalla guida Rifugi alpini, bivacchi e itinerari scelti, © Alpinia Editrice, Bormio se vuoi acquistare la Guida clicca qui...

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