Valfurva: Rifugio Branca

Il Rifugio Branca fu costruito nel 1932 dal famoso "quartetto" di artigiani di Bormio e Valfurva (Tuana, Bellotti, Bonetta e Testorelli), già conosciuti per aver costruito, con sapienza ed abilità, altri importanti Rifugi Alpini nelle Alpi Centrali, guidati dall'estro dell'ing. De Micheli. Questo "capolavoro Demicheliano", come venne subito definito, fu eretto per volontà di Giuseppina Branca che, in memoria del fratello Cesare, lo donò al CAI di Milano. Nel 1985 è stato ingrandito e risistemato; sul lato del piazzale anteriore sorge, quale dipendenza, la struttura metallica del Rifugio Genesio Martinelli, che dispone di 35 posti letto e servizi.

Come pure gli altri Rifugi storici della zona, è chiamato al femminile dalla gente del luogo (la Branca), memori del fatto che inizialmente erano comunemente chiamati "Capanne". La panoramica che offre sull'arco di creste che si sviluppano dal Tresero agli avancorpi del Palon de la Mare e, di conseguenza, sul tormentato ghiacciaio vallivo dei Forni è, a dir poco, rara. La vedretta dei Forni è infatti il più grande apparato glaciale italiano e, insieme, delle intere Alpi Orientali, con i suoi 20 km quadrati circa di superficie, ed ha dimensioni considerevoli, anche in confronto agli altri ghiacciai delle Alpi in generale.

Misurazioni sismiche hanno rilevato spessori del ghiaccio che vanno dai 70 ai 150 metri. La sua forma è armoniosa e ben proporzionata: dal centro di un bacino di raccolta che misura circa 6 km di diametro, esso si sviluppa e scorre verso il ragguardevole bacino ablatore in Val dei Forni. Per questo motivo poc'anzi si è affermato che il Rifugio Branca offre uno dei punti panoramici, in un certo senso, più rari delle nostre Alpi, a maggior ragione se si pensa che il Gruppo dell'Ortles - Cevedale, ove è inserito, rappresenta l'area italiana interessata in massima misura da coperture glaciali, con circa un sesto dell'intera area glacializzata del nostro Paese e ospitando, da sola, ben 130 degli 838 ghiacciai italiani.

Gli studi scientifici sui ghiacciai dell'Ortles - Cevedale iniziarono molto più tardi rispetto ad altri Gruppi montuosi a causa del confine politico che, prima del 1918, li divideva, fatto questo che non favoriva certamente studi estensivi su di essi, iniziati in modo non organico dai noti topografi - alpinisti E. Mojsisovics (1865) e J. Payer (1867 -72), pionieri della esplorazione del Gruppo. Propugnatore di queste ricerche fu l'indomabile geologo Ardito Desio, che successivamente trasportò le sue impareggiabili esperienze scientifiche, ma anche di avventuroso esploratore, sulle montagne Himalayane, guidando fra l'altro la vittoriosa conquista del K2 da parte di Compagnoni e Lacedelli. Le sue campagne estive di lavoro duravano non giorni, ma parecchie settimane ed arrivò a controllare segnali per più di un centinaio di ghiacciai del Gruppo. I suoi quasi cinquant'anni di studi e rilevamenti si concretizzarono in una voluminosa pubblicazione, dalla quale si traggono notizie interessanti sulla storia evolutiva del Ghiacciaio dei Forni.

Esso avanzò, con una media di oltre 26 metri all'anno, dal 1833 al 1864. Poi la fronte del ghiacciaio subì un lungo periodo di graduale ritiro e nel 1895 si ritrovò nella stessa posizione da cui era partito nel 1833, arretrando poi ancora di circa 200 metri sino al 1920, e facendo così misurare una velocità negativa di 15 metri all'anno. Da lì fino alla metà degli anni sessanta il ritiro continuò inesorabile e sempre più accentuato, presentando una media annua di quasi 24 metri, con una punta negativa massima di circa 70 metri nel 1936.

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Quota: 2487 metri
Località: in alta valle dei Forni, alla confluenza della Valle delle Rosole, ed in vicinanza dell'omonimo Laghetto di sbarramento morenico, unico residuo di tre originari laghetti, detto anche Laghet da la Branca
Itinerario d'accesso: dal Rifugio Forni (2178 mt.), nella valle omonima (alta Valfurva), si diparte in direzione est una pianeggiante stradina gippabile che, raggiunto in breve lo sbocco della Val Cedè ed attraversato l'impetuoso torrente, continua in leggera salita sino a due ripidi tornanti, oltrepassati i quali si giunge, in breve, al Rifugio.


Ore: 1; dislivello: 300 mt.
Attrezzatura: posti letto 90, servizi igienici all'interno con acqua corrente e docce, servizio ristorante; locale invernale nel Rifugio, con apertura sul lato est, sempre aperto con 12 posti letto.
Apertura:
primaverile: metà marzo - fine maggio
estiva: fine giugno - metà settembre
Telefono: 0342 935501

 

Tratto dalla guida Rifugi alpini, bivacchi e itinerari scelti, © Alpinia Editrice, Bormio se vuoi acquistare la Guida clicca qui...

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